Benedizione a chi uccide
Lettera inviata a vari mass media.
Gentili signori
la visione di don Lucio Galbiati, sacerdote cattolico della chiesa di
Barzio che benedice i cacciatori per la festa di Sant'Uberto https://www.laprovinciadilecco.it/stories/valsassina/barzio-protesta-alla-festa-santuberto-la-chiesa-sconfessi-cacciatori-o_1791884_11/,
non ci meraviglia visto che segue la stessa procedura di altre chiese
in Italia.
Eppure il V comandamento dice chiaramente: Non uccidere. Punto e
basta. Gli animali non nascono, non vivono, non mettono al mondo
figli, non hanno paura, non hanno fame, non soffrono,..... non
sanguinano?
Per il parroco di Barzio, gli animali hanno soltanto un modo per
essere considerati: morire ma non di morte naturale bensì di
orgiastica violenza. E per cosa? Per l'eccitamento dei cacciatori, di
coloro che osano proclamarsi tutori della natura, nobili benefattori,
custodi dell'ambiente. Per queste menzogne che sfociano nello strazio
di tante vite vengono benedetti.
Ma:
se è nobile uccidere milioni di uccelli e di mammiferi innocenti ad
ogni stagione venatoria: sì la caccia è nobile;
se è nobile uccidere, ferire, amputare decine di umani ad ogni
stagione venatoria: sì la caccia è nobile;
se è nobile mandare i cani a farsi infilzare dalle zanne dei
cinghiali: sì la caccia è nobile;
se è nobile spargere nella terra, nell'acqua, nel corpo degli animali
il piombo, peggior veleno secondo l'OMS: sì la caccia è nobile.
Questi personaggi che operano per tale "nobile" causa è giusto che
vengano benedetti da chi ha trasformato il significato di bene in
male, di rispetto in violenza, di compassione in efferatezza,
per ottusità, ipocrisia o tornaconto, che maschera i significati per
venderli agli inetti.
Il motivo per il quale Sant’Uberto, nato intorno all’anno 655
d.c. in Aquitania, è stato nominato protettore dei cacciatori, è
basato su una leggenda (racconto tradizionale ricco di motivi
fantastici o soprannaturali) che è facile intuire come possa essere
stata generata visto che le leggende erano il pane quotidano
dell'epoca.
La leggenda racconta che Sant'Uberto fu appassionato di caccia e
condusse una vita sregolata ma, durante una battuta sembra abbia
avuto la visione di un crocefisso tra i palchi di un cervo che lo
avrebbe invitato ad abbandonare la sua vita dissoluta e a
convertirsi, cosa che egli fece di seguito. Infatti, dopo l’incontro
con il cervo smise di andare a caccia e condusse una vita molto
semplice.
Per tale leggenda sarebbe più conseguente dire che Sant'Uberto
dovrebbe essere il patrono dei cacciatori pentiti.
Ci auguriamo un travaso di coscienza.