Fiorentina patrimonio Unesco?
Lettera inviata all'Unesco, ai Ministeri dell'Agricoltura ...,
del Turismo, della Cultura e a vari europarlamentari
Gentili signori
con il termine "bistecca alla fiorentina" non si indica una razza
specifica, bensì un taglio particolare di carne: il trancio
comprensivo di osso, ricavato dalla lombata, ovvero la schiena
dell’animale. Inoltre, la carne con cui si prepara la fiorentina non
appartiene ad una razza specifica ma può appartenere a razze diverse.
Sappiamo che l'Italia, dopo aver celebrato la "bistecca alla
fiorentina" ha presentato all'Unesco una circolare affinchè tale
"bistecca" venga inserita nel patrimonio dell'umanità.
A prescindere dal Disciplinare approvato dal regolamento CE 2081/92
(che non è certo venga rispettato) per la razza chianina; a
prescindere che nei primi cinque anni del duemila la carne bovina con
l'osso è stata messa al bando in Europa, per un'impennata nella
diffusione dell'encefalopatia spongiforme bovina, detta anche BSE o
morbo della mucca pazza, vorremmo ricordare e sottolineare i seguenti
punti che tentano di illustrare la vita che imponiamo agli animali, le
pratiche crudeli, il consumo che si fa dei loro corpi, i problemi per
la nostra salute, l'incidenza sul cambiamento climatico,
deforestazione, fame e obesità..... :
- Per gli animali non esistono valli, nè pascoli,
nè erba, nè sole; la loro vita è breve e piena di
sofferenza. Secondo il ruolo che occupano nella produzione, i
bovini vengono macellati e definiti con vari nomi tra cui: Il
vitello è un bovino di età inferiore agli 8 mesi; il vitellone è
un bovino maschio o femmina di età inferiore ai 12 mesi; il manzo
è un bovino castrato di 3/4 anni; il toro è il bovino di oltre 4
anni; il bue è il bovino castrato di oltre 4 anni; la vacca o
mucca è il bovino di oltre i tre anni di vita che ha figliato
almeno una volta... ecc.
- Questi animali sono allevati per la maggior
parte in modo intensivo per cui il 20% di loro (1 su 5)
muore prima di arrivare al macello (secondo i dati diffusi
dall'OIE Organizzazione Mondiale per la Sanità Animale), a causa
di malattie e infezioni, per fame, schiacciati e incastrati in un
macchinario o in una grata. Vengono differenziati per le varie
tipologie di produzione; troviamo razze specializzate
esclusivamente per produrre carne o quelle utilizzate
principalmente per il latte. Ma anche razze da lavoro. Negli
allevamenti la normale vita dei bovini è stravolta, gli animali
non sono più individui ma numeri, chilogrammi di carne da vendere
e comprare. In Europa esistono 3.330.000 allevamenti di bovini.
- I bovini utilizzati unicamente per le loro carni
(vitelloni) ma anche i maschi delle mucche da latte risparmiati
dalla precoce morte (vitelli da carne bianca), sono allevati
in modo che il loro corpo diventi un’unica massa di carne.
Indistintamente maschi e femmine vengono tenuti in enormi stalle,
la qualità del loro ricovero è pessima, il pavimento in cemento
fessurato senza paglia né terra crea problemi alle loro
articolazioni e non permette un adeguato riposo. Lo stazionamento
nei box, dove vengono stipati a centinaia e dove rimarranno fino
ad un età che varia dai 6-14-20 mesi per poi finire al macello,
crea loro forti disagi dovuti al sovraffollamento e alla mancanza
d’erba, sostituita dal mangime. Sono alimentati con una
particolare tecnica chiamata unifeed, che consiste nella
somministrazione continua di un mix di foraggi e farine triturati,
miscelati tra loro con l’aggiunta di appetizzanti, integratori e
medicine. Questa alimentazione forzata fa in modo che il loro peso
aumenti a dismisura nel più breve tempo possibile. Evidenti segni
di malessere si manifestano in comportamenti stereotipati,
ossessivamente ripetuti, o apatici rimanendo sdraiati immobili sul
pavimento.
- Prima di essere introdotti nei box per l’ingrasso,
agli animali vengono effettuate diverse mutilazioni funzionali
all’allevamento: recisione delle corna, castrazione e
marchiatura a fuoco. L’estirpazione delle corna è
considerata necessaria per evitare che gli animali si feriscano
reciprocamente negli ambienti sovraffollati in cui vivranno.
Questa operazione viene fatta in diversi modi a seconda dell’età
del vitello, quando è ancora cucciolo si usa applicare alla radice
delle corna una pasta chimica che riesce a bruciarle, quando
raggiungono un’età maggiore le corna vengono tagliate con una
cesoia elettrica. Ovviamente in tutti questi interventi non viene
usata alcuna anestesia rendendo il tutto estremamente doloroso in
quanto la radice delle corna è una parte sensibile al dolore. La
castrazione invece rende l’animale più mansueto e quindi meglio
gestibile dal personale e meno propenso allo scontro con gli altri
vitelli, inoltre questa mutilazione viene eseguita per
migliorare la qualità della carne. Per la castrazione si usano
diversi metodi. Uno di questi, consiste nell’afferrare lo scroto
(la sacca contenente i testicoli) tirandolo verso il basso, per
poi affondarvi un coltello, a questo punto i testicoli vengono
estratti e lasciati appesi al loro cordone, infine con un
particolare strumento si recide il cordone.
- Raggiunto il peso di circa 200 kg questi poveri
animali saranno condotti al macello. Basti pensare che la
carne più consumata, soprattutto in Occidente, è proprio quella
dei bovini.
- Per evitare che il latte delle mucche venga
consumato dal vitello questi viene strappato drammaticamente
alla madre subito alla nascita o pochi giorni dopo con
immenso dolore di entrambi. Si lamenteranno e si cercheranno per
moltissimi giorni. La madre a volte continua a muggire per
chiamare il suo piccolo per molto tempo e vive la separazione come
un vero e proprio lutto (John Webster della Bristol University).
Questo comportamento crudele avviene molte volte, ad ogni parto,
fino a che la mucca, stremata e inabile a nuove gravidanze, viene
mandata al macello. Ma non è infrequente che i vitellini vengano
uccisi alla nascita perchè inutili, non essendo della razza da
carne costerebbero troppo e renderebbero poco, come i maschi degli
allevamenti finalizzati fanno parte dei cosiddetti "controsessi".
Dopo 4-5 anni la mucca è talmente debilitata e letteralmente
consumata da non essere più in grado di camminare, non riesce ad
alzarsi e rimane accasciata. Per questo viene definita “mucca a
terra”. La sua sofferenza, però, non è presa in
considerazione: deve arrivare viva a destinazione, perché se muore
prima di arrivare al macello non si potrà ricavarne alcun
guadagno. A questo punto inizia per lei un vero e proprio
calvario. Nonostante le normative vietino che siano spostati
animali malati o feriti - non in grado di deambulare
autonomamente, quindi non idonei al trasporto - le mucche a terra
vengono spinte, trascinate con una catena o una fune legata a una
o a due zampe, caricate con mezzi meccanici come pale di trattori,
imbracate sommariamente e scaricate nel camion con l’ausilio di
elevatori, verricelli e altri mezzi. Vere e proprie torture che
non di rado vengono accompagnate dall’uso di bastoni o pungoli
elettrici utilizzati in varie parti del corpo, incluse le zone
genitali e anali.
- Sia che si tratti di vitelloni, di vitelli, di
mucche... il momento dell’uccisione è uguale per tutti. Prelevati
dalle stalle vengono caricati su camion e trasportati al macello
con i lunghi "viaggi della morte".
- I grandi impianti di macellazione sono strutture
anonime, ricolme del rumore degli animali che vengono scaricati,
dei muggiti dei bovini, delle grida incontrollate dei maiali.
Molti animali lottano strenuamente per non essere spinti nello
scivolo da cui non c’è ritorno. Quelli che resistono di più
vengono picchiati violentemente, con pungolatori elettrici,
catene e calci.
- Quando arrivano al mattatoio gli animali sono
terrorizzati e se si tende loro una mano si scostano, molto
lucidamente capiscono ciò che sta succedendo. Le urla dei
compagni in procinto di venire storditi giungono alle loro
orecchie come un disperato ultimo lamento.
- Nel 2015 l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha
dichiarato, e confermato nel 2017 dalla rivista scientifica
British Medical Journal, che le carni rosse e le carni processate
come wurstel, hotdog, insaccati, salsicce...., sono
cancerogene, con una mortalità che può arrivare al 26%.
- Con la popolazione mondiale destinata a
crescere, dagli attuali 7 miliardi ai 9-10 miliardi di
persone entro la metà del secolo, garantire l’accesso al cibo
sufficiente per tutti è una delle più grandi sfide del nostro
tempo. Siamo ormai abituati agli slogan dettati dagli interessi
dell’industria agroalimentare, che sostengono come sia necessario
aumentare la produzione. Anche se si diventa obesi (710 milioni di
persone nel mondo), anche se 821 milioni di persone, in continua
crescita, soffrono la fame e la sottonutrizione (Rapporto
The state of food security and nutrition in the world 2018).
- Ciò che l’industria dell’allevamento intensivo non
ammette è che il sistema attuale produca già sufficiente cibo per
nutrire tutti, e anche di più. L’allevamento intensivo
rappresenta un terzo della produzione globale ed è
responsabile di alcuni dei maggiori danni alla salute pubblica e
all’ambiente e della più grande inefficienza alimentare del
pianeta. Infatti, fra i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 per lo
Sviluppo Sostenibile stilata dall’ONU, compare il cosiddetto
“target zero” che si propone di “porre fine alla fame,
raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e
promuovere un’agricoltura sostenibile”.
- Considerare entità del tutto separate gli
animali e la carne del loro corpo, rappresenta una
contraddizione etica inaccettabile. Certamente non aiuta a
conseguire "il pieno sviluppo della persona" (Art. 3 comma
2 della Costituzione italiana) l'atto di immobilizzare, appendere,
sgozzare, decapitare, spellare, eviscerare, segare, fare a pezzi,
annegare, mutilare, infettare..... corpi di animali.
- La maggior parte degli animali, miliardi di
animali, soffre ogni singolo minuto della propria esistenza. Sono
fisicamente malati, minati da malattie croniche e debilitati. Sono
annientati psicologicamente, oppressi dal sommarsi di
disorientamento e depressione, sono ombre tragiche e patetiche
dei loro forti antenati. Sono molte le modalità cruente di
manipolazione, tortura, uccisione che noi umani utilizziamo per
sfruttare gli animali ma, il numero dirompente, travolgente,
inaccettabile di animali uccisi è dovuto all'alimentazione.
- Tassare la carne rossa per compensare il
costo sociale delle malattie provocate dal consumo di questa e per
ridurne il consumo stesso è quanto propone una ricerca
dell’Università di Oxford pubblicata sulla rivista Plos One. Lo
studio parte dal presupposto che la carne rossa può portare a
cancro, malattie cardiache e diabete e la cura di queste malattie
rappresenta un costo per la società. La ricerca sostiene che le
malattie legate al consumo di carne rossa costano 285 miliardi
di dollari all’anno nel mondo e 220.000 decessi all’anno.
Farm Animal Investment Risk & Return (FAIRR) sostiene quindi
che la carne avrà una "sin tax", una tassa sul vizio che colpisce
prodotti dannosi per la società (tabacco, zucchero....),
iniziativa che la Danimarca ha intrapreso mentre Germania e Svezia
stanno vagliando. Il passaggio dalle sovvenzioni alla tassazione
sembra inevitabile. Secondo la gran parte degli esperti, senza una
riduzione dei consumi di carne sarà impossibile arginare il riscaldamento
globale e la perdita di biodiversità. La FAO stima che gli
allevamenti siano responsabili di almeno il 14,5% delle
emissioni di gas serra e di gran parte della deforestazione.
O la bistecca o il pianeta, insomma.
- Occorre ripensare il modello di produzione del
cibo. Oggi infatti il 50% dei cereali e il 90% della soia prodotti
a livello globale servono a nutrire gli animali degli allevamenti
e con l’acqua che si consuma per produrre un kg. di carne di manzo
(15.500 litri) potrebbero essere prodotti 4,5 kg di riso, quasi 12
kg. di grano, 86 kg. di pomodoro, 52 litri di latte di soia. La
capacità di un ettaro di produrre carne, latte e uova per sfamare
5-10 persone corrisponde a quella di sfamarne 20-30 se l’ettaro
fosse coltivato a cereali, verdure, frutta e grassi vegetali. L’Università
di Oxford, in una ricerca pubblicata sulla rivista Nature,
sostiene che nutrire circa 10 miliardi di persone nel 2050 sarà
possibile solo cambiando il modo in cui mangiamo e il metodo in
cui produciamo cibo.
- "Il benessere animale è arrivato ultimo tra i
valori da considerare nell'acquisto dei prodotti alimentari ma è
destinato a diventare un elemento decisivo nei prossimi anni per
le sollecitazioni che provengono sia dall'Europa sia da alcune
associazioni attente al problema. Secondo il rapporto
Eurobarometro del marzo 2016, il 94% dei cittadini considera
importante o molto importante proteggere il benessere degli
animali di allevamento" (dal dossier Benessere animale: la
vita non è solo in gabbia, Il Fatto Alimentare https://ilfattoalimentare.it/benessere-animale-dossier.html.
Il 47% degli italiani guarda le etichette per cercare prodotti
animal-friendly (Eurobarometro 2016).
- Gand nel Belgio (prima al mondo a istituire il
Veggie day, un giorno alla settimana senza carne), dal
2009 ha promosso il giovedì vegetariano e in tutte le mense delle
scuole, delle università, degli uffici pubblici e di alcune
aziende private, viene servito cibo senza animali. Molte sono le
città del mondo che ne hanno seguito l'esempio come New York,
Portland, Chiang Mai, Berlino, Tel Aviv, Praga, Londra, Seoul,
Delhi, Taipei, San Francisco, Aspen, Barcellona, Nottingham,
Palitana in India...
- Sono oltre 30 milioni gli americani che hanno
optato per una dieta vegetariana. Meatout è la giornata
internazionale senza carne nata con lo scopo di promuovere
un’alimentazione salutare e non violenta, a base di frutta,
verdura e cereali integrali. Sostenuta da numerose organizzazioni
sanitarie statunitensi, tra le principali la American Cancer
Society (Società Americana contro il Cancro), il National Cancer
Institute (Istituto Nazionale Tumori), la John Hopkins University
e l’American Heart Association che hanno promosso e
promuovono campagne per la diffusione dell’alimentazione
vegetariana. D'altra parte lo ha fatto anche in Italia l'oncologo
Umberto Veronesi e, poichè una corretta alimentazione non può
limitarsi ad una sola giornata all’anno, sono stati creati i
meatout mondays “Lunedì senza Carne”.
- In Francia oltre 500 personalità lanciano
l’appello a instaurare il “lunedì verde” cioè una dieta senza
carne e senza pesce per proteggere il pianeta, gli animali e
la salute umana. Anche l'azienda americana Wework ha iniziato nei
primi mesi del 2018 a bandire da tutte le sue sedi e dai brand
affiliati e attività il consumo di carne puntando il dito sugli
allevamenti di animali responsabili dell'inquinamento ambientale.
Questa strategia di Wework si inserisce nella generale tendenza
(aumentata del 140% in pochi anni) ad una alimentazione
vegetariana collegando la salvaguardia dell'ambiente alle proprie
scelte alimentari e nel Regno Unito i vegani (coloro che non si
cibano né di animali né di prodotti di animali), in dieci anni,
sono aumentati del 247%.
- Gli allevamenti intensivi dove si allevano anche i
manzi, vitelloni, vitelli, mucche per la "bistecca", sono definiti
dalla FAO, Food and Agricolture Organization, a nome delle Nazioni
Unite, “un vivaio di malattie emergenti”, e sono
responsabili dello sviluppo di pandemie ed altri episodi di
straordinaria gravità. Rappresentano inoltre un sistema senza
regole, un processo produttivo tra i più agghiaccianti e per lo
più sconosciuto, taciuto e incredibilmente tollerato.
- Gli allevamenti intensivi contribuiscono al
cambiamento climatico in maniera prioritaria rispetto ad altre
cause. Secondo la FAO il settore dell'allevamento rappresenta il
maggior produttore di gas serra responsabile dell'aumento delle
temperature, ovvero del riscaldamento globale. Per far posto ai
pascoli necessari ampie zone sono state deforestate e
l’eliminazione massiccia di migliaia di ettari di alberi ad alto
fusto provoca la diminuita capacità di catturare l’anidride
carbonica. Gli effetti sul clima prodotti dagli allevamenti
intensivi, sempre secondo la FAO, provengono particolarmente da:
deforestazione, letame, fermentazione intestinale dei ruminanti,
uso di fertilizzanti. Secondo il rapporto del 2006
Livestock's long shadow, in seguito aggiornato, incidono per
oltre il 50% sul cambiamento climatico oltre che a pesare sulle
risorse alimentari e idriche, inquinamento delle acque (vedi anche
il Rapporto di Greenpeace sulla presenza di pesticidi
e antibiotici nei corsi d’acqua europei, dall’Austria, alla
Polonia, all’Italia), accaparramento delle terre (land grabbing),
deforestazione, diminuzione della biodiversità, degradazione del
suolo.
- Altro danno degli allevamenti intensivi è
l’abuso di antibiotici necessari a controllare le malattie degli
animali causate dall'eccessivo stress e dalla vita contro natura.
Questo abuso di antibiotici alimenta l'antibiotico resistenza
che solo in Italia è responsabile della morte di 5000-7000
persone ogni anno e in Europa di 25.000 (fonte EFSA/ECDC),
che produrrà, secondo l'OMS, nel giro di 30 anni, più
morti per le infezioni batteriche che per il cancro
(10 milioni in tutto il mondo). L'Italia in questo è maglia nera
d’Europa dopo la Grecia, in quanto il 70% degli antibiotici
venduti è destinato agli animali degli allevamenti così che siamo
il terzo maggior utilizzatore di antibiotici in allevamento
d’Europa.
- La Giornata Mondiale dell’Alimentazione istituita
dalla FAO ha un obiettivo ambizioso: annientare la fame nel mondo
entro il 2030. Dichiara che per raggiungere l’obiettivo "dobbiamo
adottare uno stile di vita più sostenibile". Ovvero, secondo la
ricerca dell’Università di Oxford pubblicata dalla rivista Nature
(https://go.nature.com/2Eir1wa)
occorre: ripensare il modello di produzione del cibo, allevamenti
e consumo di acqua; mangiare il 75% in meno di manzo, il 90%
in meno di maiale e metà del numero di uova; triplicare il
consumo di legumi e quadruplicare i semi oleosi.
- Alcuni video informativi:
Quanto sopra senza considerare che, ogni anno nel mondo,
70 miliardi di animali terrrestri e innumerevoli tonnellate di
pesci sono allevati per produrre cibo. Di questi, il 70% vive in
sistemi intensivi che rappresentano i peggiori lager per gli animali
nonchè la maggior causa di crudeltà verso di loro sul pianeta
perchè le condizioni di allevamento non rispettano i loro bisogni
comportamentali e compromettono gravemente la loro salute e il loro
benessere oltre a causare gravi sofferenze. Trattati come macchine da
produzione invece che da esseri senzienti quali sono. Le torture che
gli animali d'allevamento subiscono, sia durante la breve prigionia
che durante il trasporto e la macellazione, sono tanto orrende che gli
autori delle investigazioni sotto copertura stentano a
riprendersi dagli incubi visti e sentiti. Scendono all'inferno per
documentare e si bruciano l'anima.
Gli animali allevati sono intelligenti, ascoltano i lamenti dei loro
compagni, avvertono la violenza, hanno paura della morte e tentano la
fuga. Sono miti, docili, affettuosi, riconoscono l'amicizia e sanno
comunicare. Sono madri, sono padri, allevano e proteggono i propri
cuccioli. Sono innocenti e indifesi nelle nostre mani.
Animali sfruttati come fossero merce già confezionata nei vassoi di
polistirolo, merce chiamata carne, che ormai più non vede, non
sente, non allatta, non nidifica, in una parola non vive.
Trasformati in numeri, semplici oggetti all’interno di una crudele
catena di montaggio, devono crescere rapidamente per essere
trasformati in prodotti di consumo nel minor tempo possibile. Tutto
ciò nonostante l'art. 13 del Trattato di Lisbona li consideri "esseri
senzienti", la Dichiarazione di Cambridge esseri con coscienza e
l'art. 9 della Costituzione italiana li tuteli. Come, trasformandoli
in bistecca?
Premesso quanto sopra e proprio perchè tanta sofferenza provocata a
esseri senzienti è indegna dell'Homo sapiens sapiens, dei suoi valori
dichiarati, di quella che crediamo l'alta civiltà morale raggiunta,
per non scendere al "benaltrismo" (c'è ben altro di cui
occuparsi), noi chiediamo all'UNESCO di respingere la richiesta
dell'Italia e non dichiarare la "bistecca alla fiorentina" Patrimonio
immateriale dell'umanità. Se così non fosse, significherebbe dare
valore alla brutalità, alla violenza, alla sopraffazione.........,
comportamenti esclusi dalle nostre categorie morali fondamentali.
Grazie per l'attenzione.
Firenze, 18 dicembre 2023