Lupo, il colpevole da medaglia d'oro
Lettera inviata a vari mass media
Gentili signori
evidentemente la conoscenza del lupo resta di pochi
cultori e scienziati perché si dovrebbe sapere ormai, dopo tante grida e
tanto scalpore, che non si può additare il lupo per ogni attacco agli
animali d'allevamento (La Nazione 13 febbraio 2025).
Per farlo si dovrebbero percorrere due sentieri: quello dell'esame
fenotipico (morfologico, comportamentale, ecologico) e quello del DNA.
Lo avete fatto?
No, certamente, quindi le vostre affermazioni si possono chiamare
fantasticheria che riunisce cacciatori/agricoltori/allevatori e politici
compiacenti.
Il lupo è un animale molto schivo, conosce bene l'uomo che lo ha
perseguitato per millenni fino alla quasi estinzione. Non si
avvicinerebbe mai alle case, tanto meno nei "centri urbani" come voi
dichiarate. Può essere quindi scambiato con i cani ferali (quelli che
vivono in modo del tutto indipendente dall’uomo) i cani vaganti (cani
randagi e padronali con una gestione non controllata) con gli ibridi
lupo/cane (visto che il randagismo in Italia è molto in auge nonostante
siano passati ben 34 anni dalla legge 281/91).
Secondo il XIII Rapporto Animali in Città di Legambiente, il 2023 è
stato un anno da “bollino rosso” per l'Italia nella gestione degli
animali d'affezione: 85.000 cani abbandonati (+8,6% rispetto al 2022) e
358.000 randagi mentre in Toscana si stima che i randagi siano alcune
migliaia. Molto più dei lupi che si stimano in Toscana qualche
centinaio.
Vorremmo che chi parla dei lupi parlasse con scienza e coscienza.
Sappiamo che è difficile, la paura, l'ignoranza e gli interessi vincono
sempre in una società così poco tollerante verso la vita di quegli
esseri che chiamiamo animali, che hanno sentimenti, intelligenza,
coscienza (Dichiarazioni dei massimi scienziati mondiali di Cambridge e
di New York) e che vorrebbero vivere proprio come noi.
Grazie per l'attenzione.
Firenze, 17 febbraio 2025